Nella sterminata provincia di Varese, molto popolosa visti i circa seicentomila abitanti e con i comuni che si trovano fra laghi, pianura Padana, colline, paludi e montagne, oltre alle innumerevoli industrie che rappresentano il tessuto economico di questa parte di Lombardia, ci sono delle piccole e mirabili bellezze che magari passano inosservate agli abitanti dello stesso territorio, ma che al tempo stesso attirano turisti, che siano domestici o provenienti dall’estero. Varese, do you lake? è lo slogan coniato anni fa per incentivare il turismo, ma in questo articolo non si parla di laghi, né di importanti città piene zeppe di banche come Varese, Gallarate o Busto Arsizio… bensì di qualcosa di più caratteristico: Castiglione Olona.
Castiglione Olona è un piccolo comune di nemmeno seimila abitanti localizzato a metà strada fra Varese e Tradate, quest’ultima cittadina un po’ più popolosa alle porte della provincia di Como. Castiglione Olona appare come un qualunque piccolo comune della regione storica identificata come Insubria. Il centro abitato è attraversato dalla provinciale, possiede la sua area industriale, ma questo articolo si focalizza sulla sua storia antica e le sue particolarità architettoniche, sempre declinate nell’interesse storico di secoli fa. Ed è per questo motivo che bisognare fare un grande passo indietro.
Di ben sedici secoli.
All’epoca delle invasioni barbariche, che misero fine all’Impero romano d’Occidente, probabilmente nel 401 d.C. o attorno a questo anno fra queste alture si accamparono le truppe di Stilicone (359 circa – 408 d.C.) generale romano di origine vandala. Per questo motivo, l’insediamento venne battezzato in Castrum Stiliconis, là dove castrum era il forte degli antichi Romani, ed ebbe la naturale evoluzione in vicus nei secoli successivi.
I secoli si succedettero. Dopo lo sfaldamento dell’Impero, oltre ai secoli si succedettero i popoli che dominarono la regione fino all’arrivo dei Longobardi. La famiglia Da Castiglione, o Castiglioni, era di origine longobarda e diede il nome al piccolo borgo di campagna: Castiglione Olona, dove Olona è il fiume, un affluente del Lambro Meridionale.
Si è arrivati al basso medioevo. Quando ci furono scontri per il controllo del Contado del Seprio (non a caso, nei dintorni di Tradate esiste il piccolo comune di Castelseprio), Castiglione Olona si trovò al centro di molti conflitti. Ad esempio i Milanesi assediarono quello che oggi è un piccolo e pacifico comune nel 1071 e nel 1161, nel secondo episodio i Milanesi fuggirono sapendo dell’arrivo di Federico Barbarossa (1122 – 1190), Imperatore del Sacro Romano Impero.
Proprio a causa della rilevanza militare che Castiglione Olona ottenne, seppur gli abitanti non la desiderassero, in questi secoli furono eretti i bastioni che lo dovevano proteggere dagli assalti nemici. Al giorno d’oggi queste mura di cinta si conservano in parte e si possono visitare. Nell’articolarsi di questo sistema difensivo fu eretta una rocca, e quando si disputò la guerra civile in seno al Ducato di Milano tra la famiglia Torriani e quella più nota dei Visconti, la stessa rocca venne demolita dalle forze dei Torriani nel 1271. Quando nel 1287 i castiglionesi riersero la fortificazione, l’ennesimo attacco dei Milanesi la condusse al quasi definitivo annientamento.
Per fortuna dei castiglionesi, il susseguirsi dei secoli portò a un’epoca di pace. Il cardinale Branda Castiglioni (1350 – 1433), rampollo dei feudatari di origine longobarda, nel 1422 fece ricostruire la rocca (ma più per bellezza che scopi militari) accanto alla Collegiata dei Santi Stefano e Lorenzo, edificio religioso eretto nello stesso periodo assieme al battistero, la Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo e, pure, Branda ampliò il suo omonimo palazzo, oggi noto come Palazzo Branda Castiglioni e dove oggi risiede il Museo Civico con affreschi che risalgono al Rinascimento, in special modo di Masolino da Panicale (1383 – 1440/1477), artista fiorentino che, ciononostante, è ancora ricordato come un grande artista del luogo.
Nel contesto delle guerre d’Italia, i reparti di Massimiliano Sforza (1493 – 1530) spazzarono via, e per sempre, la rocca; per la precisione nel 1513 quando l’aristocratico milanese era appena ventenne. Fu in questa occasione che le formazioni militari dello Sforza saccheggiarono Castiglione Olona, trasferendo molti tesori a Milano.
Se il Rinascimento aveva portato una nuova fortuna a Castiglione Olona, dopo l’incursione dell’esercito ducale Castiglione Olona ebbe un tracollo, la stessa famiglia che gli dava il nome lo trascurò (seppur il Castello di Monteruzzo venne edificato in questo lungo lasso di tempo) e solo agli inizi del XIX secolo, nell’ottica della Rivoluzione industriale, Castiglione Olona si trasformò da sonnacchioso borgo di contadini di provincia a polo industriale, tant’è che Napoleone I Bonaparte (1769 – 1815), decretò che a Castiglione Olona fossero annessi alcuni piccoli centri del circondario (Caronno Corbellaro, Gornate Superiore e Lozza) così incrementando la popolazione. Con la fine del ciclone napoleonico e il ritorno degli austriaci, Castiglione Olona perse le sue recenti annessioni.
I castiglionesi attesero la riorganizzazione dei minuscoli borghi del Varesotto da parte di Benito Mussolini (1883 – 1945) che nel 1927 elevò Varese a capoluogo di provincia e il tiranno, memore delle annessioni del secolo prima, fece riannettere Caronno Corbellaro e Gornate Superiore, a oggi frazioni di Castiglione Olona, mentre Lozza rimase comune autonomo come lo è ancora oggi.
Dopo questo lungo illustrare della storia di Castiglione Olona, che mostra come gli eventi che sconvolsero l’Italia dal V secolo d.C. al ‘900 influirono persino su un centro abitato di così ridotte dimensioni, ecco le bellezze religiose e civili della cittadina di provincia.
Oltre alla chiesa dei Santi Stefano e Lorenzo, detta anche la Collegiata (e che è infestata da uno spettro testimone del dominio longobardo di prima dell’anno 1000), ci sono pure il battistero e la chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, nota anche come chiesa di Villa. L’oratorio di San Michele Arcangelo è un esempio di architettura preromanica e nell’abside è presente un affresco risalente al XIII secolo che raffigura Giano, divinità dell’antica Roma.
Quel che è più importante, è il Palazzo Castiglioni del Monteruzzo, o meglio noto come Castello di Monteruzzo. La struttura civile che ospita la biblioteca comunale, un cortile di ghiaia e a circondarlo ci pensa un vasto parco dove è possibile fare picnic e radunarsi per la festa di paese Tra Arte e Degustazione che si tiene ogni primavera, è una dimora aristocratica con un porticato a cinque campate e si affaccia sulla valle dell’Olona oltre che il centro storico della cittadina, pittoresco e dai colori rossicci tanto che ricorda la Toscana (per questo motivo Castiglione Olona è nota come la Piccola Toscana in Lombardia – e che coincidenza, viste le origini di Masolino da Panicale) e sempre da qui si ammira un succedersi di strette curve che si arrampicano sulle colline e che i varesotti hanno soprannominato Piccolo Stelvio. Sempre il castello, che ha due torri angolari con merlature e piombatoie (piccole feritoie che servivano a far cadere sulle truppe assedianti sassi e olio bollente), la sua costruzione risale all’incirca al XVII o XVIII secolo e fu costruito per sostituire il precedente castello.
A proposito del centro storico, caratteristico, per accedervi ci sono la Porta di Ponente per chi arriva dall’Olona e la Porta di Levante per chi giunge dalla parte moderna del paese. Tutte e due le porte sono nella via Roma.
Nelle vicinanze c’è la sede del Comune. Il municipio un tempo si chiamava Scolastica. Branda Castiglioni volle il suo progetto e in essa fondò una scuola di retorica e canto che fornì istruzione gratuita a un’ottantina di fanciulli.
Dal 1971 è attivo il Palio dei Castelli. Per la precisione nella seconda settimana di luglio, si assiste a tre giorni di festeggiamenti.
Il venerdì duecento figuranti in abiti rinascimentali sfilano nel corteggio con destinazione la chiesa dei Santi Stefano e Lorenzo dove si tiene la cerimonia d’apertura del palio con annessa benedizione dell’evento.
Il sabato, sempre il corteggio, sfila fino al Castello di Monteruzzo dove si investe il Capitano del Palio, figura popolare che dà il via alla corsa dei cerchi, una gara fra gli otto rioni di Castiglione Olona.

La domenica vede di nuovo il corteggio sfilare assieme agli sbandieratori di Alba, cittadina del cuneese, fino al Castello di Monteruzzo dove si tiene una cena comune e, dunque, inizia la gara delle botti, la competizione più amata.
Nel corso degli anni, a questa serie di giochi si è aggiunta la partita di scacchi viventi, uno spettacolo teatrale e alla fine i fuochi d’artificio.
Kenji Albani


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